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MADONNA CHE SI VENERA NELLA CHIESA DI S SALVATORE
   

madonna cugini rid 23.jpg

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CHIESA parrocchiale di S. Salvatore in Velletri, già antico Duomo , restaurata interamente, e ritornata alla devozione de' fedeli nel settembre 1860, sì ammira sull'altar maggiore, entro cornice di materiale con raggiera dorata, una nuova immagine di nostra Donna , eseguita con molta maestria dal valente pittore Cesare Cugini di Cremona, e venerata sotto l'invocazione della Madonna del soccorso.
L'egregio artista ci ha rappresentata la Vergine nell'atto quasi di porgere agli astanti il suo Divino Figliuolo pel quale appunto Essa è divenuta soccorritrice sovrana, anzi corredentrice del genere umano. Nobilissima nell’aspetto qual si conviene a una reina, e tutta spirante quell’ineffabile dolcezza che appalesa la Madre delle misericordie; la Vergine è improntata in sua immagine di quelle forme severe, che notano la forza congiunta alla bellezza e nella forza la podestà di soccorrere.
Il Divin Figlio è poi foggiato per modo da far conoscere immediatamente ch' Egli sì abbandona in intero alla volontà della Madre.
Perfetta è l'espressione del quadro dal quale gl'intelligenti faranno senza dubbio ragione del valore dell'autore nel disegno, nell'effetto aereo della luce e nel forte colorito, che produce lo stacco dell'immagine dal fondo; e questa maestrevole arte prova i lunghi di lui studii sui classici esemplari della scuola veneziana.
Cav. Alessandro Rufini.

In questa breve descrizione, sul retro dell'incisione, letta attentamente la frase... « sì ammira sull'altar maggiore, entro cornice di materiale con raggiera dorata, una "nuova" immagine di nostra Donna...» lascia supporre la esistenza di una immagine precedente, del resto provata dalla descrizione di Bonaventura Teoli nel Teatro Historico di Velletri, stampato in Velletri per Alfonso dell'Isola 1644, pg.327/28…« La chiesa di S. Salvatore è antichissima, e forse delle prime erette nella primitiva Chiesa, come si può argomentare dalla memoria registrata disopra, e della struttura di essa, che dimostra la sua antichità, perché era bassa e piccola, e povera, che poi dalla pietà de' Cittadini, è stata ingrandita più volte, con alquante Cappelle; vi è un bel Campanile a Torre con un doppio di Campane, bello a maraviglia ma distaccato dalla Chiesa, v'è una Tribuna dipinta da buona mano, e molto antica, con un'Immagine di Nostra Signora sotto il titolo del Soccorso, di grandissima devozione; e perché detta Tribuna hebbe una scossa di terremoto, fu riparata nel 1490…» Poi di questa immagine nessuno ne parla più. La ignora Alessandro Borgia nella sua Historia della Chiesa e Città di Velletri, 1723, che citando il Teoli a proposito della famosa lapide datata Anno Domini C. [cento] dedica all'argomento tutti i suoi commenti a dimostrazione della veridicità di questa data che, essendone stata messa in dubbio l'autenticità per il fatto che a conteggiare il tempo dalla nascita di Cristo si sia iniziato soltanto nel 525, avanza la credibile ipotesi che veramente la lapide sia stata scolpita molto dopo l'anno C, ma che la data della fondazione fosse stata tramandata oralmente. L'ipotesi sembra credibile anche da Augusto Tersenghi, bibliotecario comunale, nel suo accuratissimo saggio, Velletri e le sue Contrade, I edizione 1910. Tra il Borgia ed il Tersenghi anche un altro storico veliterno, Tommaso Bauco nella sua Storia della Città di Velletri , Tip. Cappellacci 1851, dedica un lungo saggio, pg. 8, II vol., alla chiesa del SS. Salvatore ma soltanto in merito alla famosa e discussa lapide. Sempre in questo volume, a pg. 145, riparla del SS. Salvatore con altre notizie storiche, ma della... Tribuna dipinta da buona mano, e molto antica, con un'Immagine di Nostra Signora sotto il titolo del Soccorso, di grandissima devozione...silenzio assoluto. Non conosciamo, e non sappiamo se esistono, altri scritti su cui trovare notizie di questa immagine salvo un opuscolo di circa 20 pagine del giugno 1954, La Chiesa del SS. Salvatore del parrocchiano Dante De Angelis, presidente, in quel tempo dell'Azione Cattolica della Diocesi di Velletri, dedicato al Cardinale Clemente Micara, scritto in occasione dell'inaugurazione del nuovo campanile, nel quale si torna a parlare della Madonna del Soccorso….
«Da poco i bronzei rintocchi del campanile della Chiesa del SS. Salvatore in Velletri, avevano chiamato a raccolta i fedeli della Parrocchia perchè partecipassero nella Casa di Dio all'ultima funzione del mattino.
Nella pace accomunante della preghiera, innanzi all'Altare di Dio da poco restaurato, i partecipanti alla funzione stessa invocarono benedizioni e conforto. Ognuno poi, tornò alle proprie case, alle proprie attività. Intorno l'ambiente e le cose erano di una tranquillità inquietante. Preoccupazioni di ogni ordine materiale e morale assillavano la gente : sospetto ed attesa, fiducia e smarrimento si accavallavano in ciclo irregolare nell'animo sensibile dei più, originando una strana atmosfera di irrequietezza. I cieli erano silenziosi.
Ma all'improvviso, folate di aria portarono un lontano brusio di motori, un brusio dapprima impercettibile, ritmico, che vieppiù diveniva più sonoro. Poi il brusio crebbe potente di vibrazioni ; tutta l'aria ne fu piena ed ogni altro rumore fu da esso assorbito.
Una grossa formazione anglo-americana sorvolava la città. L'ansito dei motori tradiva il loro sforzo.
Il transito doveva divenire cruento, poiché dai capaci ventri argentei dei bombardieri pesanti cadde sulla città la furia repressa della distruzione sregolata, operata dal ferro e dal fuoco di grosse bombe dirompenti. I quartieri di S. Lucia, SS. Salvatore, S. Maria riecheggiarono di sibili, di boati, di crolli, di lamenti. Un velo di fumo, un sudario di polvere avvolse uomini e cose. Al frastuono dei motori, dei sibili, degli schianti, succedette un silenzio foriero di sbigottimento e di morte. Poi la ragione intorpidita dall'evento impreveduto si riscosse, e tutto divenne un fremito di richiami e di ricerche fra le strade ingombre di polvere e macerie, di detriti e di morti. Le madri cercavano affannosamente i figli, i figli con voce querula i fratelli, i vecchi lamentosamente i giovani. Esplosioni di dolore nelle constatazioni temute, espressioni di gioia nei reincontri non previsti. Poi l'ansia dell'esodo. La fuga con il salvabile su ogni mezzo per allontanarsi il più rapidamente possibile dall'epicentro della ruina, dal regno della morte. Lontano verso il mare tuonava il cannone. I cieli erano pieni di vibrazioni. La notte con i suoi lampeggiamenti bellici avvolse il paese disertato. La Chiesa del SS. Salvatore nuovamente sconnessa e ferita. La sua porta scardinata, rovesciati su gli altari i candelabri, vuotato il tabernacolo delle Ostie sante salvate dalla profanazione. La torre campanaria percossa e sbriciolata ; 1a casa parrocchiale un cumulo di polverose macerie. Intorno null'altro che desolazione e macerie. Nei giorni che seguirono il forzato improvviso esodo verso i monti e la campagna, il paese divenne sempre più deserto. Ma in quel deserto che stringeva il cuore, in quelle serate di vuoto rimbombante nelle quali l'ondeggiare di una imposta semi¬scardinata dal suo vano, spinta dal vento originava irreali lamenti e scricchiolii, nel quale ingigantiva il guaire ululante di un cane sperduto, in quel regno di ombre e di desolazione, qualcuno s'aggirava furtivo confondendosi con le ombre della notte invernale.
Questa ignota ombra furtiva, calzata forse da straniere scarpe ferrate, non ritenne disdicevole varcare la soglia della Chiesa abbandonata spinto dalla brama d'impossessarsi di quanto ivi era rimasto. Nostra Signora del Soccorso, antichissima tavola posta al centro dell'abside polverosa attrasse l'interesse dell'ignoto che se ne appropriava dileguandosi poi nel nulla.
Orbo della madre e dei figli, l'antico tempio cristiano rimase per lunghi mesi, fìntantochè la guerra non passò oltre lasciando alle sue spalle vittime, devastazioni materiali e morali. Allora tornarono i figli animati di grande fede, lieti di ritrovarsi in Dio fratelli intenti a ricostruire sulle macerie del passato, un futuro di speranze. Queste le circostanze che condussero all'ultimo decadimento dell'antica Chiesa del SS. Salvatore.
Dalle macerie è risorta come sempre trionfante la Chiesa e le sue opere, delle quali ci accingiamo ad esporre brevemente in una sintetica rassegna, la cronistoria...»
Dunque, dovranno trascorrere trecento anni esatti affinché il semplice parrocchiano Dante De Angelis torni ad interessarsi nuovamente di quella... «Tribuna dipinta da buona mano, e molto antica, con un'Immagine di Nostra Signora sotto il titolo del Soccorso…». In precedenza l'interesse degli storici per questa antichissima chiesa si era tutto concentrato sul mistero di quella piccola lapide dell'anno C; mistero che, del resto, era già stato risolto da Alessandro Borgia nella sopra citata opera con buona argomentazione. Ora però di mistero se ne è creato un altro, sicuramente non importante come quello della piccola lapide dell'anno C, ma non proprio trascurabile: la Madonna trafugata dall'... ignota ombra furtiva, calzata forse da straniere scarpe ferrate...era l'antichissima di buona mano...citata dal Teoli o quella "nuova" ma sempre di buona mano di Cesare Cugini del 1860, circa, qui riprodotta? Da ricerche fatte nell'archivio di S. Clemente, cortesemente e validamente aiutati da Fausto Ercolani direttore del Museo Diocesano, durante l'ultima Visita Pastorale del 1845 l'antica Madonna risulta ancora al suo posto. Perché nel 1860 ne fu commissionata una nuova? Ambedue trafugate?


   
L'ALBUM, 29 giugno1861 - Anno XXVIII
   
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