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BELITRY…
 
Blitri, Bellitri, Bellitro, Belitre, Velletrum, Veletrum, Veletra, Velitrum, Villitria.Velitrae e nell’Ortelio Abrhamo del 1593 Velitre priva del dittongo latino AE.
   
Un’ultima versione, estratta dal programma della manifestazione in occasione del 40° anniversario della Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri “Salvo D’Acquisto”, dice testualmente…«Il termine latino per “Palude” era “Velia”.Da questa radice pare nacque il toponimo Velestrom, luogo paludoso o prossimo ad una palude,  usato probabilmente dai Volsci per chiamare l’antica Velletri. I Romani in seguito denominarono la città Velitrae…»            Velletri Etrusca o Volsca? Il noto storico, già direttore della biblioteca comunale Augusto Tersenghi in “Velletri e le sue Contrade”1905,propende velatamente per Volsca.  In tempi, relativamente più recenti,1989, l’altrettanto noto giornalista veliterno Marcello Di Falco nel suo “Velletri -  Storia di una città ferrigna e piantagrane” , un centinaio di pagine …stringate ed efficaci… così definite dalla Banca Coop. PIO X che ne ha curato la stampa, più decisamente per Etrusca. Antico Forno

Riteniamo opportuno riportare alcune righe stringate ed efficaci della  presentazione dell’autore…« Cosa è Velletri - Velletri, con Roma, Venezia e Tivoli, è l’unica città italiana di popolazione superiore ai 25.000 abitanti che non è mai stata feudo. Non è mai esistito, cioè, alcun uomo cui sia stato dato il diritto di chiamarsi «Signore» di Velletri» E’ difficile spiegare perché ciò sia avvenuto; probabilmente la natura ribelle ed un poco rissosa dei Velletrani ha sempre meritato il rispetto dei potenti e, quindi, ha cosi ottenuto un buon grado di libertà…»
Discettare ancora sull’origine di Velletri e il suo nome quindi è impresa inutile, almeno fin quando non salterà fuori qualche argomento incontrovertibile. Una cosa è certa: i nostri remotissimi antenati, Etruschi o Volsci che fossero, non erano sicuramente tanto selvaggi da non capire e approfittare della favorevolissima posizione di questa propaggine dei Lepini: boschi per legnami, acqua abbondante, almeno allora, pianura e pascoli a due passi più la brezza marina del Tirreno visibilissimo in giornate anche non tanto limpide. Vi si stabilirono e la difesero con l’unghie e con i denti, da Roma  prima e dagli arroganti baroni con cui confinava  poi, che si azzuffarono combattendosi per secoli ed ai quali faceva gola il suo fertile territorio e la sua amena posizione.
Veramente trattandosi di zuffe non è che Velletri  si trovasse agli ultimi posti; tanto per tener fede al suo motto sullo stemma “EST MIHI LIBERTAS PAPALIS ET IMPERIALIS” qualche dispiacere lo dava anche al Santo Padre che però era sempre pronto a chiudere un occhio data la posizione strategica della città che con il suo territorio, e annessi abitanti piuttosto irrequieti, si incuneava nel Regno delle due Sicilie e posta al centro di feudatari, come già detto, sempre in lotta tra loro.                                                                                                                                
In primis notiamo la strenua resistenza allo strapotere di Roma, e dal  Teatro Historico di Velletri, insigne Città dei Volsci, 1644, pg. 33,  Fra Bonaventura Theuli ci fa sapere che «...Li Corani assieme con li Popoli di Pometia, benché Colonie de’ Romani, s’unirono con gl’Aurunci, e perciò li Romani, essendo Consoli Agrippa Menenio, e Publio Postumio fecero guerra contro detti Aurunci, e al fine si ridusse a Pometia con vittoria de Romani. Di questo Agrippa Menenio, e per la stessa speditione si fabricò, e chiamò il Ponte Menenio, hoggi detto Ponte Menello nella via Appia, dove il Tenente Francesco Cinelli ha una delitiosa villa...». Da che parte stessero i Veliterni non lo precisa, anche se si premura di informarci dove aveva una graziosa villa il Tenente Cinelli.  Ma qui siamo nel 500 A.C. circa.
Nel 1713 - Antonio Ricchi, storico corano, nella sua Reggia dei Volsci,, pg . 383 ci informa che... «I medesimi Popoli Corani dell’anno 1372 furono assolti per grazia speciale da Papa Gregorio VI per aver delito e abbrugiato Castro di Colle Medio...si legge l’istessa memoria in carta bergamena, che si conserva nel Convento de Padri Agostiniani; dove ancora ritrovasi un compromesso fatto fra la Communità di Core, e i Padri di S. Paolo in Albano, à quali l’istessa Città si obliga pagare una somma considerevole per danni fatti dalle Soldatesche Corane, che si portarono in ajuto de Veliterni contro gli Albanesi sotto l’anno 1377.[Questo aiuto venne fornito dai Coraniin base al famoso patto di mutuo soccorso “Chi tocca Cora tocca Velletri” la cui origine si perde nella notte dei tempi da come risulta da una interessante ricerca fatta da Mons. Attilio Gabrielli nel 1926 e recentemente ristampata dall’Associazione P. Italo Laracca a cura dei soci L. Bartelli e B. Pallotti e dalla quale abbiamo estratto, oltre alla presente nota, anche la precedente e le due seguenti].

1723 nella suaStoria della Chiesa e Città di Velletri” Alessandro Borgia a pg.258 cita un documento in latino...« Di questo la prima memoria che abbiamo è circa l’anno 1207 riferita da Stefano Baluzzi che lo tolse dal Codice 635 della Biblioteca Colbertina...» e prosegue «....Da questo documento ben si vede che frà i Velletrani, i Coresi, e Sermonetani da una parte, e quei di Sezze di Ninfa, e Sanguineo Castellano d’Acqua Puzza, luogo posto fra Sermoneta e Sezze, dall’altra era stata lunga guerra di dissenzione con grave danno, tra rapine, e incendi, dall’una e dall’altra parte, e massimamente tra quei di Velletri e di Ninfa, tra i quali aveva già prima il nostro Vescovo Ugolino trattata, e conclusa pace e sen’eran fatti pubblici Istromenti per mano di Oddone, e d’Alberico Giudici di Velletri, e doppo cio aveano quelli di Ninfa data sodisfazione a i Velletrani  sopra molti capi; ma nulladimeno apparecchiavasi di nuovo fra questi Popoli la guerra, essendosi  l’una l’altra Parte  cò suoi Vicini, ed Amici collegata, e già eran molti atti ostili precorsi...»  Insomma i Velletrani pur avendo avuta sodisfazzione su molti capi...non erano rimastiper niente sodisfatti pur avendo controfirmato pubblici Istromenti! 

1851 -Can. Tommaso Bauco, Storia della Città di Velletri, 1851, vol.I, pg. 169   ...«Ne’ primi giorni di luglio 1526 si seppe che i Colonnesi ne’ loro feudi ammassavano genti di arme. Sospettandosi da’ Veliterni, che il movimento ostile potesse rivolgersi contro di loro, e volendo provvedere alla salute pubblica, spedirono oratori a Roma a chiedere i necessari soccorsi per la guerra che si prevedeva imminente. Spedirono a Camillo Caetani signore di Sermoneta, pregandolo ad essere unito alla comune difesa. Ricercossi ancora ajuto, ed assistenza dal popolo della città di Cori  secondo le leggi dell’antica confederazione...»
A quanto sopra notato va aggiunta la famosa battaglia di Marino del 1378 nonché l’espugnazione del castello di Lariano nel 1436 donato per questo fatto alla città di Velletri da Papa Eugenio IV e che ne diventerà frazione fino all’anno 1967. Tra una battaglia e l’altra, poi, tanto per mantenersi in esercizio, si effettuavano scorribande nei territori dei paesi vicini per sconfinamenti di pascolo o per furti di bestiame.
Questa,  per sommi capi, è la storia di questa città più che bimillenaria “Ferrigna e Piantagrane” che presenteremo poi attraverso le sue stampe dalla seconda metà del 1500 e con cartoline illustrate dalla fine del 1800 ai nostri giorni.

Buona visione.

   
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